Sri Krishnamacharya  (1888-1989)

    L’insegnamento di Krishnamachrya, autentico yogi, profondo conoscitore dei testi della tradizione indiana e dell’Ayurveda, si rifà a Nathamuni, saggio vishnuita vissuto nel Sud dell’India nel VI secolo, e alla sua dottrina tramandataci nel Yoga Rahasya. Il suo insegnamento si basa sulla qualità della relazione insegnante-allievo e non sul “sapere”: colui che ha sperimentato trasmette a colui che riceve, che poi trasmette a sua volta.

    Alcuni principi fondamentali ne riassumono l’essenza:

- non tollerare le esclusioni e rispettare le differenze;
- curare lo spirito per curare il corpo, poiché solo un cambiamento nello stato della mente può condurre alla guarigione;
- intrattenere il corpo attraverso la pratica di Yoga, bandendo ogni eccesso di austerità, ma misurando cibo e parole;
- cercare la pace e la chiarezza della mente;
- sapere e accettare che tutto è in perenne trasformazione, adattare ogni principio ai reali bisogni dell’individuo, rimanere sempre ottimisti poiché la felicità è di questa vita.

Gerard Blitz ha detto di lui:

    «Krishnamacharya è scomparso il 28 febbraio 1989, nel suo centounesimo anno. Da allora, la qualità e il genio del suo insegnamento mi sono divenuti sempre più chiari. Se dovessi ridurli all’essenza, potrei ricordare:

- il carattere altamente spirituale del suo insegnamento. La pratica dell’Hatha Yoga era per lui un mezzo per mantenere la salute ma soprattutto un mezzo per prepararsi a ricevere il divino;
- la semplificazione estrema della pratica dello yoga per ottenere il massimo degli effetti. Ha sempre collocato la via dello yoga a livello dei propri allievi, e l’ha resa accessibile alla maggioranza delle persone;
- l’estremo rigore di cui ha dato prova, innanzitutto verso se stesso. È stato un esempio per tutta la sua vita.»

Testi consigliati:

- Shri T.Krishnamacharya, la traversée d’un siècle – Viniyoga, n°24, 1989
- T.K.V. Desikashar - Le Yoga de T. Krishnamacharya – UEY, Paris 1983