Approfondimenti

Vimala Thakar - L'attenzione nel quotidiano

Amici, andando al nocciolo della questione – la nostra vita nella quotidianità – mi sembra che un modo innovativo di vivere, dal momento in cui ci svegliamo la mattina a quello in cui ci addormentiamo la sera, sia quello di porre cura in tutto ciò che facciamo: dal lavarci i denti al vestirci, al cucinare il pranzo, al parlare con qualcuno, al modo in cui ci muoviamo.

L’invito che vi rivolgo è quello di essere pienamente attenti a tutto ciò che vi si presenta nel corso della giornata, di ogni giorno, senza fare niente per abitudine. Infatti, l’agire quasi automaticamente si accompagna con la disattenzione e non richiede l’intervento diretto dell’intelligenza.

Anziché comportarsi in modo così passivo, poniamo a noi stessi questa domanda: «Riesco a essere attento, del tutto presente, qualunque cosa io faccia?».

Nessun momento è più importante di un altro; i momenti – tutti – appartengono a quella che viene chiamata ‘eternità condensata’: ciascuno è sacro.

Dunque, «riesco a essere attento a ogni movimento e in ogni rapporto? Riesco a essere interamente presente qualunque cosa io faccia, in modo tale da vivere pienamente?».

Gérard Blitz - La Vita Scorre nell'Istante Presente

Nel cammino verso la non sofferenza tutte le tradizioni dicono che la pace della mente, la stabilità della mente sono indispensabili per percepire la Sorgente che è in noi, la nostra Capacità di Vita.

Il sistema mentale è lo strumento più sottile di cui disponiamo. Esso permette la relazione tra Drashtar , Ciò che in noi percepisce, ed il mondo esteriore. Ma non è lo strumento adatto a cogliere appieno Drashtar, perché la sua natura non lo consente. Ma anche se non possiamo spiegare né pensare questa Fonte, possiamo “riconoscerla” e vivere a partire da essa.

Per mezzo dello Yoga possiamo affrancare il nostro sistema mentale dai suoi schemi e pacificarlo, creando le condizioni affinché si armonizzi col ritmo cosmico, lento e naturale, del corpo. Allora, in modo spontaneo, dopo una giusta pratica, possiamo vivere l’esperienza della pace della mente e accedere così, senza parole, in modo quasi inatteso, a questa pienezza, a questa trasformazione. Questa esperienza depone in noi un seme che crescerà da sé.

La nostra abilità, la nostra arte starà nel permettere a questo seme di germogliare secondo i suoi tempi: troppa pratica potrebbe soffocarlo, troppo poca farlo seccare. Questa esperienza ci trasforma e da accesso alla Vita, facilitando la relazione tra noi e gli altri, relazione che non può essere affidata esclusivamente al nostro intelletto critico e ragionatore. La Vita è la gioia di essere completamente disponibili a tutto ciò che ci circonda. La relazione non può avvenire che grazie alla Sorgente che è in noi, “dalla mia anima alla tua ” dice lo Zen.

La vita è movimento. Tutto evolve senza sosta. Non giustapposizione d’avvenimenti ma flusso, evoluzione che gli avvenimenti accompagnano. E’ la vastità del cielo, non le nuvole che vi transitano. Ogni avvenimento è passeggero: muore ad ogni istante e subito rinasce sotto altra forma. Non è mai l’effetto di una sola ma di più cause. E a sua volta diventa causa: è l’eterno movimento dell’Energia. Qualunque sia il nostro problema, non è in nostro potere di arrestarlo. Non siamo testimoni esterni che giudicano o comparano. Malgrado ciò che il nostro ego ci suggerisce, noi non siamo separati dal flusso della Vita.
Sono le nostre paure, le nostre distorsioni a creare la sofferenza.

Vivere a partire dalla nostra Fonte interiore ci pone in uno stato di continua disponibilità al cambiamento. Quando gli automatismi ed i condizionamenti del sistema mentale ci abbandonano, in quel momento, siamo liberi: viviamo nel presente. Senza sforzo da parte della nostra volontà accettiamo il rinnovamento. L’ego ci lascia. Viviamo pienamente l’avvenimento senza giudicarlo: lo accettiamo.
Inscritti nel presente, siamo la Vita nel momento stesso in cui si svolge, nè prima nè dopo.
Patanjali: “La vita si situa nell’istante presente. Il nostro rapporto col passato (memoria) e con l’avvenire (proiezione mentale) è di altra natura.”

Vimala Thakar - Una condizione di rilassamento totale

… quando, attraverso l’osservazione, la mente stessa diviene consapevole di sé, allora le risulta più facile governare la sua attività, regolando l’ordinario flusso caotico e incontrollato dei pensieri fino a sospenderlo. In definitiva, è il sistema (nervoso) che educa se stesso intervenendo a livello biochimico, fisiologico, psicologico…

È un evento straordinario quando si riesce a sospendere il flusso dei pensieri, quando non transita per la mente alcun pensiero, quando non si accende alcuna emozione e ci si trova in una condizione di riposo e di rilassamento totale, senza divisione o alterazione: uno stato di unità esente da turbamenti, libero da tensioni.

Sapete, essere in tale condizione ‒ priva di contenuti mentali ‒ comporta il sospendersi del tempo, della nozione ordinaria del tempo che si lega all’attività, al fare…

Quando la mente si dispone naturalmente verso questo stato di quiete, allora può immergersi in quella che chiamiamo ʻla vacuità del silenzioʼ.

La vacuità non è però assenza, nullità: essa è pregna di quella energia non condizionata dalla specie umana.

L’uomo si è trastullato con il gioco futile di condizionare l’energia vitale. Ora, invece, è sfidato a esplorare e a vivere in una dimensione non condizionata da se stesso: è invitato a raggiungere la pienezza dell’essere.

M.M.Davy - L'uomo interiore e le sue metamorfosi

Gli uomini vivono sapendo che la morte è al termine della strada e che non vi è alcun cammino che possa fuggire questa conclusione. Perciò il procedere dovrà compiersi nel senso contrario, e dirigersi dalla morte verso la Vita. Una Vita guadagnata durante l’esistenza, risultato di una lunga ricerca e duri combattimenti. Il passaggio per il crogiolo è necessario. E’ qualcosa di comparabile all’operazione condotta dagli alchimisti. Il risveglio dell’oro, che ogni essere cela avvolto in un magma spesso inestricabile, è liberatorio e di conseguenza apre a un’uscita dai diversi condizionamenti che tengono prigionieri il corpi, l’anima, lo spirito.
Di buon grado le tradizioni parlano della nozione di esilio dalla patria celeste. L’esistenza è dunque considerata come una via di ritorno a uno stato originale, il quale implica una costante decreazione. Perciò l’uomo è esiliato da se stesso; è assente da sé, gli è necessario apprendere a ritrovarsi nel fondo più abissale del suo essere. Quando si rivela la conoscenza del cuore, incantato l’uomo abita (sosta) nel riposo. A lungo la sua nostalgia per l’amore e per la luce resta velata, è necessario che egli apprenda a conoscersi, a sapere ascoltare la chiamata, all’interno di se stesso, del grano di senape, di riso di mostarda che vuole germogliare, crescere e che reclama il suo nutrimento come un bambino affamato piange per significare la sua presenza alla mamma che momentaneamente lo scorda.
L’uomo è propenso a credersi ‘vivente’ nella misura in cui ragiona, parla, scrive, dialoga possiede e si proietta all’esterno; ha sete di acquisire, e nell’affermarsi non cessa di paragonarsi agli altri. Talvolta soffre della sua instabilità, più sovente si accomoda al suo interno rifiutando negli altri quel gioco di alternanze che accorda a se stesso.
Un’esistenza di questo genere è larvale e dunque terribilmente limitata. Le mutazioni, fonte di metamorfosi, si mettono in atto quando l’uomo interiore nasce e scopre in se stesso la sua dimensione profonda; le energie trasfiguratrici che tiene nella sua segretezza sgorgano e divengono operanti. Nuovi sensi si formano al pari di organi sottili. Più che di acquisizioni si tratta di ‘spogliamenti’ successivi, sempre più ampi e incisivi. Il termine ‘spogliamento’ ha qui il senso di pulire, dissodare. Implica liberare una struttura iniziale; la quale è più luminosa che opaca, più armoniosa che confusa. Quando l’uomo ritrova la sua unità primordiale, trova equilibrio nel suo corpo, nella sua anima e nel suo spirito. E’ finalmente affrancato dai morsi degli avvenimenti esterni che lo rendevano prima d’ora comparabile a un relitto trascinato e costantemente sballottato dalle onde. Da qui la spossatezza del suo corpo e del suo spirito, i dubbi, le angosce, le malattie.